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TRENT’ANNI DOPO: LA TUTELA DI OBIETTORI E DISERTORI DELLA EX JUGOSLAVIA

5 Aprile 2023
TRENT’ANNI DOPO: LA TUTELA DI OBIETTORI E DISERTORI DELLA EX JUGOSLAVIA

Una bella pagina del Parlamento Italiano

Di Claudio Di Blasi – Presidente di Associazione Mosaico APS

Premessa

Nel 1992 il Parlamento Italiano fu protagonista di una bella vicenda di libertà e democrazia: si preoccupò di tutelare e proteggere quei giovani, cittadini jugoslavi, che rifiutarono di prendere le armi nei conflitti che insanguinarono per un decennio Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia Erzegovina.

Una strada che andrebbe ripercorsa per quel che sta accadendo nel conflitto armato in corso sul territorio dell’ Ucraina, ma vediamo che cosa accadde nell’estate e nell’autunno di quell’anno.

Il Governo Amato e il decreto legge 350/1992

Il 28 giugno 1992 prende il via il Governo Amato, che rimarrà in carica sino all’aprile 1993: un governo a maggioranza DC-PSI-PSDI e altre forze minori, mentre all’opposizione troviamo PDS, Rifondazione Comunista, Lega Nord, Verdi, Rete, Lista Pannella, MSI e PRI.

Il Governo Amato emette il 24 luglio 1992 il decreto legge n. 350 recante “Interventi straordinari di carattere umanitario a favore degli sfollati delle Repubbliche sorte nei territori della ex Jugoslavia, nonché misure urgenti in materia di rapporti internazionali e di italiani all’estero. (GU Serie Generale n.176 del 28-07-1992)”.

L’articolo 2 del decreto legge recita:

“Art. 2. Controllo degli ingressi
1. Il Ministero dell’interno, fatte salve le competenze in materia di tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza dello Stato, cura l’avvio degli sfollati alle strutture di accoglienza individuate sul territorio nazionale secondo le priorità dell’articolo 1.

2. Gli organi di polizia di frontiera, sulla base della previa verifica della provenienza dei soggetti dai territori di cui all’articolo 1, e salva l’applicazione delle disposizioni in vigore circa l’esistenza di circostanze ostative all’entrata in Italia, possono rilasciare un nulla osta provvisorio di ingresso in territorio nazionale, valido sessanta giorni, nei limiti quantitativi e in conformità alle direttive fissate dal Consiglio dei Ministri. “

Il Parlamento avvia l’iter per la conversione in legge del decreto, che si concluderà con la pubblicazione della legge n. 390 del 24 settembre 1992.

Una conversione che apporta una importante modifica al sopra citato articolo 2, con la aggiunta del comma 2-bis, che recita:

“2-bis.LaRepubblicaitalianaèimpegnataagarantire comunquel’ingressoel’ospitalitàaigiovanicittadini delle Repubbliche ex-jugoslave che siano in età di leva o richiamati alle armi, che risultino disertori o obiettori di coscienza”.

La discussione parlamentare sul decreto legge

L’emendamento ha un percorso parlamentare particolare, che vale la pena di essere raccontato. Innanzitutto viene esaminato e votato nella seduta della Camera dei Deputati del 16 settembre 1992.

Il Governo Amato emette il 24 luglio 1992 il decreto legge n. 350 recante “Interventi straordinari di carattere umanitario a favore degli sfollati delle Repubbliche sorte nei territori della ex Jugoslavia, nonché misure urgenti in materia di rapporti internazionali e di italiani all’estero. (GU Serie Generale n.176 del 28-07-1992)”

Si tratta di un emendamento presentato da alcuni parlamentari del Partito della Rifondazione Comunista (PRC), primo firmatario l’onorevole Severino Galante.

Il rappresentante del Governo in aula esprime parere contrario all’emendamento in quanto “costituisce un invito solenne a centinaia di migliaia di giovani e meno giovani dell’armata federale e di tutte le forze armate di Serbia, Montenegro e via dicendo, non tanto a disertare, quanto a venire in Italia: il che sconvolgerebbe anche la programmazione dell’accoglienza degli sfollati.”

Il rappresentante del Governo conclude il suo intervento invitando i firmatari dell’emendamento a trasformarlo in un “ordine del giorno”, ovverosia in un atto parlamentare con scarso, per non dire nullo, valore giuridico.

Uno dei firmatari, il parlamentare del PRC Lucio Manisco, accetta la proposta governativa e ritira l’emendamento, ma….

Il colpo di scena…..

L’emendamento viene fatto proprio dal parlamentare radicale Roberto Cicciomessere.
Si apre a questo punto una discussione accesa, che vale la pena di raccontare nei particolari.

Interviene in primo luogo il parlamentare del Movimento Sociale Italiano (MSI), Mirko Tremaglia, che si dichiara contrario con le seguenti parole:
“Con questo emendamento apriremmo cioè un varco, che diventerebbe inesorabile e spaventoso: dopo i disertori, potrebbero essere accolti anche gli assassini, di qualsiasi colore, purché la loro fuga avesse una motivazione politica. Così i delinquenti potrebbero arrivare in Italia e fare un’invasione di un altro paese, e non soltanto dalle repubbliche della ex Iugoslavia.
Una volta infatti che si stabilisce il principio che i disertori provenienti da paesi non riconosciuti dal nostro Governo hanno diritto ad entrare nel nostro territorio e ad avere ospitalità, potremo trovarci ad accogliere i disertori di tutto il mondo o anche i delinquenti, nel caso possano lamentare la cosiddetta persecuzione politica, che è molto difficile da accertare o giudicare”.

Favorevole il Partito Democratico della Sinistra (PDS) per cui, citiamo le parole dell’onorevole Alfonsina Rinaldi “Il nostro paese non può non accogliere quei giovani che coraggiosamente dicono «no» alla guerra”.

Il parlamentare della Lega Nord, Luigi Rossi, afferma invece che è “demagogico fare delle preferenze e instaurare corsie preferenziali per i disertori o per gli obiettori di coscienza iugoslavi”.

Si dichiarano favorevoli i parlamentari di Verdi e Rete, mentre è contrario il gruppo della Democrazia Cristiana.

Insomma, le stesse opposizioni parlamentari sono divise su questo emendamento, le forze di maggioranza tacciono o appoggiano il Governo, hanno tentennato gli stessi presentatori.
Ma è una donna che determina….

La svolta decisiva, ovvero quando disertare è un onore

La svolta si ha con la dichiarazione di voto del gruppo parlamentare del PSI, effettuato dalla onorevole Rosa Filippini, con parole che vale la pena di riportare, per la loro valenza etica e politica:
“Le parole con cui si sono espressi coloro che hanno dichiarato il voto contrario all’emendamento
mi hanno convinto a pronunciarmi a favore dello stesso.

Adoperare la parola «disertore» in un caso del genere può essere molto pericoloso.
Disertore da che cosa?
Disertore infatti è un sostantivo che esprime un’aggettivazione, perché si diserta qualche cosa.

Ebbene, in questo caso si diserta una guerra che noi tutti qui definiamo ingiusta ed assassina.
Allora, disertare questo scontro fratricida è a mio avviso un motivo di onore.
Certo, potrà creare qualche problema, ma non vi è dubbio che questa è una motivazione politica alta ed importante e che non c’è ragione perché l’Italia non la sostenga.
Mi pare, quindi, che l’emendamento Galante 2.1, ritirato dai presentatori e fatto proprio dall’onorevole Cicciomessere, abbia un valore politico sul quale tutti concordiamo.
Nessuno di noi considera questa guerra giusta o sensata.
Disertare da essa è pertanto — ripeto — motivo di merito: inviare un segnale ai disertori di quella guerra mi sembra un fatto importante”.

Il governo fa marcia indietro

Dopo le parole dell’onorevole Filippini, ulteriore colpo di scena. Il rappresentante del Governo dichiara che “sull’emendamento Galante 2.1 , ritirato dai presentatori e fatto proprio dall’onorevole Cicciomessere, il Governo si rimette all’Assemblea, modificando così, come testé ricordato, il parere precedentemente espresso.”

Si passa ai voti. La Camera dei Deputati approva l’emendamento con i seguenti risultati:

Presenti 362
Votanti 354
Astenuti 8
Maggioranza 178
Hanno votato sì 248
Hanno votato no 106
(La Camera approva – Applausi dei deputati dei gruppi del PDS, di rifondazione comunista, del movimento per la democrazia la Rete, dei verdi, federalista europeo e di deputati dei gruppi della DC, del PSI e liberale).

Trent’anni dopo, la guerra in Ucraina

Il dibattito parlamentare, di trenta anni fa, acquista una evidente attualità alla luce della guerra in corso sui territori della Ucraina.
Anche oggi abbiamo un aggressore ed un aggredito, è in corso uno “scontro fratricida” (cittadini ucraini e cittadini della Federazione Russa sono comunque europei), le popolazioni civili sono le vittime principali della guerra, ragioni di carattere etnico-religioso sono dichiarate da entrambi le parti coma una, se non “la”, causa della guerra.

Ugualmente, tutelare i cittadini, russi ed ucraini, che scelgano di disertare o obiettare è non solo giusto e sensato, ma il riconoscimento di una scelta “onorevole”, in quanto umana.
Una tutela che dovrebbe essere anzi ampliata, garantendo “comunque ingresso e ospitalità” ai cittadini della Federazione Russa che rischiano anni di carcere per il semplice fatto di chiamare “guerra di aggressione” quella condotta dallo Stato di cui fanno parte.

Ritengo che per il Parlamento Italiano sarebbe quindi motivo di vanto e autorevolezza ripercorrere la strada fatta trenta anni fa: sarebbe sufficiente inserire, all’interno del prossimo decreto riguardante il conflitto in Ucraina, le poche righe la cui storia è stata ricordata nei precedenti paragrafi.

Sollecitare, come società civile, questa presa di posizione da parte dei nostri rappresentanti è inoltre un obiettivo minimo, ma concreto, per incidere su una guerra che ci fa sentire spettatori inermi ed ininfluenti.

Perché diminuire, anche se di poco, il sangue versato e le distruzioni causate dalla guerra è dovere di ogni essere che si definisca umano.

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