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L’impegno per l’inclusione

28 Marzo 2024
L’impegno per l’inclusione

A 60 km dal centro di Buenos Aires, lungo la strada 205 che attraversa distese di campi, alberi e animali, si trova il centro diurno per adulti con disabilità della Fundación IPNA dove, dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 16.40 persone vengono a condividere attività, lavoro, divertimento, dubbi, gioie, esperienze personali e collettive. Tutto ciò, in un clima assolutamente familiare e incentrato al loro sviluppo come persone, prima di tutto, e circondate da un ambiente sicuro ma stimolante sotto tutti i punti di vista, professionale, sentimentale, naturalistico. Una piccola oasi nel panorama argentino. Infatti, le realtà che si prendono cura delle persone con disabilità non sempre adottano un approccio bio-psico-sociale, volto da un lato al potenziamento dell’iniziativa personale, e dall’altro all’integrazione sociale e lavorativa. Dalle informazioni che abbiamo potuto raccogliere finora, invece, è più facile incontrare un approccio di tipo assistenzialista. Questo si deve sia alla tipologia delle strutture, come i centri residenziali (hogares), isolati, sia alla carenza di personale, che arriva ad essere sovraccaricato, non potendo offrire un appoggio su misura personale, e comportando ad una minor integrazione della persona.

Al contrario, la fondazione diventa il luogo dove è possibile prendere fiato, in modo più o meno cosciente, dai conflitti sociali, culturali ed economici che pervadono la quotidianità della popolazione argentina. Conflitti che, specialmente di recente, sono accentuati dalle difficili condizioni del Paese, ripercuotendosi sulle garanzie delle istituzioni, sulla qualità dei servizi e sul rispetto dei diritti. Ma soprattutto conflitti che, a volte, partono dalle famiglie stesse che, per timore della vulnerabilità legata alla disabilità, si comportano in maniera iperprotettiva, con la conseguenza di limitare l’autonomia. Famiglie e comunità in cui, spesso, è tuttora radicata la concezione della persona con disabilità come persona speciale. Una specialità, però, intesa in modo giustificativo e non possibilistico, che porta a mantenere eterni bambini persone che, in realtà, sarebbero mature e propositive se la loro libertà di scelta non fosse anestetizzata. 

La fondazione vuole essere uno spazio, dunque, di pari dignità e opportunità, le cui mancanze nella società sono ancora più evidenti se guardiamo all’ambito economico e lavorativo. In Argentina, sebbene negli ultimi vent’anni siano state attuate politiche nella giusta direzione, il tasso di occupazione delle persone con disabilità è ancora insoddisfacente. In questo senso, i progetti a cui partecipa IPNA, o che propone essa stessa, cercano di valorizzare le capacità delle persone con disabilità e l’enorme contributo che possono offrire alla società. 

Infine, è impossibile non sottolineare nuovamente l’incertezza politica e la debolezza finanziaria in cui versa l’Argentina, che rappresentano delle cornici sempre più complicate in cui agire. 

Allo stesso tempo, però, è incoraggiante riportare come soggetti quale IPNA lavorino strenuamente per consolidare i progressi raggiunti recentemente nel promuovere e accrescere i diritti umani.  

Per Appunti di Pace Lorenzo Bedeschini Bucci e Chiara Sonego Operatore e Operatrice dei Corpi civili di Pace del CESC Project e di Gondwana in servizio a Buenos Aires presso la Fundación IPNA

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