Pensieri di pace

17 Maggio 2022
Pensieri di pace

“Penso sempre però agli amici ucraini che sono sotto le bombe, penso a chi sta perdendo le proprie case e i propri cari e quindi non devo lasciarmi prendere dal panico e devo continuare a lavorare per la pace. Vengono arrestate ogni giorno circa 3 o 5 mila persone. Fatelo sapere”.

Questo è il messaggio ricevuto da Azione Nonviolenta da parte di Elena Popova, portavoce degli obiettori di coscienza russi.

Ma Elena non è l’unica.

Un enorme numero di cittadini russi è contrario all’invasione russa dell’Ucraina.
Molti esprimono la loro posizione attraverso lettere aperte dai rappresentanti di molte comunità ed ordini professionali – medici, insegnanti, designer, scienziati, giornalisti, filantropi e vari operatori culturali del cinema o della musica o dello sport e appelli o semplicemente pubblicazioni sui social media. Il partito Yabloko, che associa la maggioranza dei politici e attivisti dell’opposizione, molti deputati municipali in tutto il paese e persino diversi deputati della Duma di Stato e del Consiglio della Federazione hanno pubblicamente condannato la guerra. In uno dei primi giorni della guerra sono apparsi più di 330.00 tweet con l’hashtag #нетвойне (che significa: no alla guerra) (The Economist, Feb 28). Vari organi di stampa indipendenti hanno pubblicato dichiarazioni contro la guerra e diversi organi di stampa hanno pubblicato copertine speciali. La guerra ha scatenato un’ondata di proteste in tutta la Russia, sempre più persone sono state arrestate. Attivisti per i diritti umani che hanno denunciato violazioni di massa dei diritti dei manifestanti, alcuni manifestanti sono stati torturati dalla polizia.

Qui l’elenco degli oppositori.

Interessante e di forte schieramento al rifiuto della guerra è stato ed è anche in questo momento, il movimento femminista russo, uno dei pochi a non essere stato devastato dalla repressione statale, citiamo alcuni passaggi del loro appello del 28 Febbraio.

“Come cittadine russe e femministe, condanniamo questa guerra. Il femminismo come forza politica non può essere dalla parte di una guerra di aggressione e occupazione militare. Il movimento femminista in Russia lotta per i soggetti più deboli e per lo sviluppo di una società giusta con pari opportunità e prospettive, in cui non ci può essere spazio per la violenza e i conflitti militari. Guerra significa violenza, povertà, sfollamenti forzati, vite spezzate, insicurezza e mancanza di futuro. La guerra intensifica la disuguaglianza di genere e mette un freno per molti anni alle conquiste per i diritti umani. La guerra porta con sé non solo la violenza delle bombe e dei proiettili, ma anche la violenza sessuale: come dimostra la storia, durante la guerra il rischio di essere violentata aumenta di molto per qualsiasi donna. Per questi e molti altri motivi, le femministe russe e coloro che condividono i valori femministi devono prendere una posizione forte contro questa guerra scatenata dalla leadership del nostro paese”.

Ci sembra molto importante citare anche la dichiarazione congiunta tra Kiev, Sankt Peterburg e Verona del 14 Aprile 2022, di cui i rappresentanti Yurii Sheliazhenko del Ukrainian Pacifist Movement, Elena Popova del Russian Conscientious Objectors Movement e Mao Valpiana del Movimento Nonviolento italiano. Abbiamo pensato di riportare di seguito soltanto un passaggio della dichiarazione, per l’intero testa potete trovarlo al seguente link.

“I nostri tre popoli sono contro la guerra perché la conoscono. Siamo fratelli e sorelle. La guerra è il più grande crimine contro l’umanità. Non esiste guerra giusta. Ogni guerra è sacrilega. Per questo siamo obiettori di coscienza, rifiutiamo le armi e gli eserciti che sono gli strumenti che rendono possibili le guerre. Il conflitto tra Russia e Ucraina può e deve essere risolto con mezzi pacifici, salvando così molte vite. Sappiamo che l’invasione russa in corso in Ucraina viola il diritto internazionale e che l’Ucraina ha il diritto di difendersi dall’aggressione armata, ma non possiamo accettare alcuna giustificazione della guerra, perché siamo persuasi che l’azione nonviolenta sia la migliore forma di autodifesa. Non possiamo accettare le narrazioni russe e ucraine che ritraggono questi due popoli come nemici esistenziali che devono essere fermati con la forza militare. Le vittime di questo conflitto, civili di diverse nazionalità, muoiono e soffrono a causa delle azioni militari di tutti i combattenti. Ecco perché le armi e le voci dell’odio devono essere messe a tacere per cedere il passo alla verità e alla riconciliazione”

Per quanto riguarda l’Ucraina è interessante l’appello di Yurii Sheliazhenko membro del direttivo della rete pacifista internazionale World Beyond War e dell’Ufficio europeo per l’obiezione di coscienza nonché segretario esecutivo dell’Ukrainian Pacifist Movement. Le ultime righe del suo appello citano così

Invece di affogare nella rabbia gli ultimi legami umani, abbiamo bisogno più che mai di preservare e rafforzare i luoghi di comunicazione e cooperazione tra tutte le persone sulla Terra, e ogni sforzo individuale di questo tipo ha un valore. La nonviolenza è lo strumento più efficace e progressivo per la governance globale e la giustizia sociale e ambientale, rispetto alle illusioni sulla violenza sistemica e la guerra come panacea, soluzione miracolosa per tutti i problemi socio-economici. L’Ucraina e la Russia non hanno forse sofferto abbastanza per capire che la violenza non funziona? Putin e Zelenskyy dovrebbero impegnarsi in colloqui di pace seriamente e in buona fede, come politici responsabili e rappresentanti dei loro popoli, sulla base di interessi pubblici comuni, invece di combattere per posizioni che si escludono a vicenda”.

Provare a ragionare sulla guerra proprio a partire dai cittadini che sono contrari la guerra, può fare in modo che, con le loro lotte, i propri governi non considerino la guerra come la prima delle risposte possibili alle controversie internazionali. Partire dai nonviolenti per noi significa schierarsi e sostenere i popoli che sono sempre i soli a subire e ad essere schiacciati dalla violenza dei più forti. Da poco abbiamo ricordato la data del 25 aprile memoria delle lotte di liberazione di tutta l’umanità e data del mai più carneficine e esseri umani schiacciati dal peso delle armi.

Continuare a dire mai più è prendere il testimone di chi è passato per le tragedie della storia ed ha deposto le armi, rifiutando la logica del più forte e del più potente abbracciando quella del rispetto e della dignità di ognuno.

In ultimo vorremmo concludere con l’intervista di Francesca Giuliani e Martin Köhler a Luciana Castellina politica, giornalista e scrittrice italiana, parlamentare comunista, più volte eurodeputata e presidente onoraria dell’ARCI dal 2014. Citeremo qui soltanto poche righe che possono rappresentare il cuore del suo discorso anti militare e di interesse verso la pace.

“La posizione pacifista è il frutto di un ragionamento. Dobbiamo usare il cervello, non l’istinto. L’istinto è quello di dire armiamoci, partiamo. Me la prendo con i capi di governo, che invece dovrebbero avere il cervello e il senso di responsabilità per sapere che mandare le armi in Ucraina non vuol dire essere ‘al fronte’, infatti nessuno ci va, oltretutto, ma significa un massacro di ragazzi ucraini. Prima di dire che pacifismo non aiuta, non serve – addirittura ci vogliono far passare come paurosi: “non vogliamo la guerra perché abbiamo paura della guerra” – vorrei che cominciassero a sentire quanto è orrendamente ipocrita dire “mandiamo le armi agli altri, agli ucraini”, e non rendersi conto delle conseguenze. Non ho nessuna compiacenza nei confronti di questi signori che invocano la guerra. Perché sulla guerra oggi do ragione a Papa Francesco che dice una cosa fondamentale: non è neanche più questione di stabilire chi ha torto e ha ragione, oggi anche una ‘guerra giusta’ non si potrebbe combattere.”

di La redazione
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