LA PIZZA TRA MEMORIA E CULTURA
Fatte ‘na pizza c’a pummarola ‘ncoppa
vedrai che il mondo poi ti sorriderà.
(Pino Daniele)
Si potrebbero elencare decine e decine di leggende sull’origine della pizza.
I libri e i siti internet sono colmi di liste di culture che hanno testimoniato il consumo di questo alimento: tra le tante, la civiltà persiana, quella greca e quella etrusca. C’è stato addirittura chi ha tentato di scoprire tra le antiche parole attribuite a Omero il segreto della sua invenzione.
Il più noto di tutti però, è certamente quel racconto che lega la nascita della pizza alla città di Napoli e che la riconduce al gesto di accoglienza di un panettiere del XIX secolo nei confronti della regina Margherita di Savoia. Questo noto episodio racconterebbe la genesi di quella composizione di ingredienti tipici della dieta mediterranea che sarebbero poi stati ricondotti alla combinazione dei colori della bandiera italiana, facendo diventare la pizza uno dei simboli per eccellenza dell’identità nazionale.
Non si sa bene quale sia la verità sulla sua origine, ma tutte queste storie – seppur talvolta prive di fondamento storico – ci dicono molto sull’importanza simbolica che questo alimento ha acquisito nel tempo e ci rendono partecipi di un viaggio durato secoli. Ci testimoniano che diverse realtà e popolazioni hanno portato il proprio contributo alla creazione di quello che oggi, forse più di tanti altri piatti, è riconosciuto come un simbolo di semplicità, ma innanzitutto di condivisione. Soprattutto, ci dimostrano come ogni cultura abbia scelto di tramandare i propri significati e i propri valori proprio attraverso il cibo e le leggende che ne raccontano l’origine.
In questo senso, dunque, la tavola si può dire un luogo di cultura, dal momento che essa non è testimone di una mera dimensione di contorno della vita sociale, bensì è il cardine di un’esperienza centrale e altamente significativa della vita collettiva. Intorno alla tavola si definiscono le gerarchie, si trasmettono e si condividono le tradizioni. Essa è però, anche il luogo in cui vengono accolti i nuovi arrivati e in cui si questionano e si rompono gli equilibri consolidati. Se la tavola è un luogo di cultura, la pizza – che è da sempre stata rappresentativa di quella dimensione di convivialità che caratterizza spesso i momenti più spontanei di convivenza – è sicuramente uno degli elementi più simbolici della cultura dell’accoglienza e della condivisione.
Non a caso, la leggenda che ne narra l’origine vuole raccontare la naturalezza di un gesto di ospitalità, nonché l’autenticità di un dono.
La leggenda però, riporta anche un momento di creatività, un fattore su cui si è deciso di investire in decenni di cure, attenzioni e prove artistiche dedicate alla ricerca di un’armonia perfetta e di un equilibrio impeccabile tra colori, gusti e consistenze. La composizione della pizza è arrivata a rivelare una vera e propria arte, tanto da essere addirittura riconosciuta, a buon diritto, come parte del patrimonio culturale dell’umanità, nel 2017, dopo il riconoscimento “L’Arte tradizionale del pizzaiuolo napoletano”. Per celebrare la Giornata mondiale della pizza, infatti, è stata scelta la data del 17 gennaio in onore di Sant’Antonio Abate, patrono dei pizzaioli.
Questo, a testimonianza del fatto che in questa semplice pietanza si conserva e si diffonde quotidianamente il ricordo di anni e anni di valori, tradizioni, maestrie, abitudini e tecniche che hanno fatto della pizza un alimento che ha acquisito nel tempo un velo di ‘’sacralità’’ che oltrepassa la sua semplice composizione materiale. Così, la pizza è diventata da un lato la custode di un senso di identità e di appartenenza e dall’altro la rappresentante di quello spirito leggero di accoglienza e di socialità.
Celebrare la pizza, in questa festa internazionale a lei dedicata, non significa ricordare una semplice pietanza, ma celebrare delle esperienze acquisite e trasmesse attraverso una memoria condivisa e tramandata nei secoli.
Jessica Eterno
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