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Lavorare insieme per contrastare la tratta di esseri umani

24 Luglio 2024
Lavorare insieme per contrastare la tratta di esseri umani

Il 30 luglio si celebra la Giornata internazionale contro la tratta di esseri umani, un fenomeno che rappresenta ancora una realtà del mondo. 

La data è stata definita nel 2013 con una risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il traffico di persone rappresenta ancora oggi un grave crimine e una violazione dei diritti umani.

Più di 20 milioni di persone sono vittime di tratta, spesso soggette al lavoro forzato o abusi sessuali sia nei paesi d’origine che in quelli di transito o di arrivo. Nel Protocollo delle Nazioni Unite contro la tratta delle persone il fenomeno viene definito come: “il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’alloggiamento o l’accoglienza di persone con la minaccia di ricorrere alla forza, o con l’uso effettivo della forza o di altre forme di coercizione, mediante il rapimento, la frode, l’inganno, l’abuso di autorità o una situazione di vulnerabilità, o con l’offerta o l’accettazione di pagamenti o di vantaggi al fine di ottenere il consenso di una persona avente autorità su di un’altra ai fini dello sfruttamento. Lo sfruttamento include, come minimo, lo sfruttamento della prostituzione di altre persone, o altre forme di sfruttamento sessuale, lavori o servizi forzati, schiavismo o prassi affini allo schiavismo, servitù o prelievo di organi”. 

A differenza dell’immigrazione clandestina, la tratta di persone avviene senza il consenso degli interessati ed ha come scopo il loro sfruttamento. Il blocco alla tratta di esseri umani è sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (articolo 5, paragrafo 3).

In Europa, la forma di tratta di esseri umani più diffusa è quella destinata allo sfruttamento sessuale e include circa il 98% delle vittime. Donne e ragazze, spesso anche bambine, rappresentano infatti le principali vittime di violenze e abusi, minacce e ricatti. Un’analisi condotta dalla Women’s Refugee Commission (WRC) insieme all’UNICEF, nel 2019, ha rilevato che in Libia e lungo la rotta del Mediterraneo centrale si è registrato un alto rischio di violenza sessuale rivolta a migranti e rifugiati che si direzionavano verso l’Italia. L’abuso sessuale è infatti una violenza che colpisce le persone anche una volta giunte nel paese di destinazione. Il 37% delle vittime di tratta in Europa sono cittadini UE e la maggior parte di loro sono trafficati all’interno del loro Paese. Circa il 15% delle vittime nell’UE è composto da bambini. Le vittime non europee sono però aumentate negli ultimi anni e ad oggi superano in numero quelle europee. Spesso questo fenomeno è legato anche alla criminalità organizzata, le tratte di esseri umani infatti portano profitti alle organizzazioni, come il traffico di droga e migranti, l’estorsione o il riciclaggio di denaro.

Una delle missioni prioritarie dell’Unione Europea è di porre fine alla tratta di esseri umani perseguendo i criminali, proteggendo le vittime e realizzando partenariati istituzionali. La direttiva anti-tratta dell’UE invita a mettere in atto il moto “lavorare insieme per contrastare la tratta di esseri umani”. Ogni anno si cerca di attivare un partenariato più solido tra i Paesi membri dell’UE e le istituzioni europee per poter creare una sinergia e una cooperazione transfrontaliera più forte. Anche realizzare partenariati con i paesi terzi, le regioni e le organizzazioni internazionali è un passo fondamentale. La direttiva dell’UE è stata approvata nel 2011 e cerca di prevenire lo sfruttamento delle persone aiutando le vittime e individuando i carnefici. Nel 2009 l’UE ha anche adottato un documento per mettere in campo azioni mirate alla realizzazione di questi obiettivi. A rendere ancora più complessi gli aiuti umanitari è anche il crescente aumento dei flussi migratori degli ultimi anni che rende il fenomeno della tratta ancora più attuale.

Negli ultimi dieci anni, a mettere in campo soluzioni per contrastare la tratta di esseri umani è stato anche lo United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute (UNICRI). L’istituto ha realizzato progetti di ricerca applicata e di assistenza tecnica in Repubblica Ceca, Costa Rica, Polonia, Nigeria, Italia, Thailandia, Filippine e Ucraina. 

L’UNICRI mira a diffondere la conoscenza delle sfide legate agli attuali movimenti migratori e a sollecitare le istituzioni a rispondere in modo efficace ai crimini. 

Obiettivi a cui anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo voluto dare un contributo.

Per la Redazione

Elisabetta Di Cicco

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