Guerra

17 Maggio 2022
Guerra

Oggi si tende sempre più a mistificare e quindi ad usare come sinonimi la parola guerra con il conflitto. Ma forse non è proprio così, e per capirlo basta tornare alla radice etimologica delle due diverse parole. Il significato di guerra è conflitto armato fra gruppi organizzati.
Classicamente in latino ‘guerra’ si diceva bellum, in italiano ha dato origine poi alla parola bellicoso, belligerante, bellico. Ma l’etimologia della parola è invece di retaggio germanico werra ‘mischia’, groviglio, scontro disordinato in cui si avviluppano i combattenti in un vero e proprio “macello”.
Ha poi iniziato a incardinarsi nel latino parlato alla sera dell’Impero, con le prime invasioni barbariche che lo avrebbero poi portato al collasso.
L’impronta della guerra immortalata nella nostra lingua è quindi geneticamente un’impronta della guerra barbarica.

L’etimologia, invece, della parola conflitto deriva dal verbo latino cum-fligere e, almeno originariamente, aveva un duplice significato. Nel poema di Lucrezio “De Rerum Natura”, il verbo conflixit è utilizzato per descrivere l’unione carnale tra un uomo e una donna ed è stato tradotto con «si incontrano» o «si uniscono». Oggi noi diamo al termine i significati di “urtare, contrastare, combattere”, richiamando immagini di vincitori e di vinti e di competizione negativa, ma è interessante notare che l’altro significato di conflitto è “incontrare, mettere a confronto”.

I tipi di guerra sono molti e ognuno tende a tener conto degli scopi dei suoi partecipanti e del contesto delle loro parti opposte.
Si può quindi parlare di guerre sante, cioè quelle che una chiesa o un rappresentante religioso convoca, avvalendosi della certezza di essere unica e legittima. Le guerre civili, quelle che vengono contestate da due o più gruppi politici e/o sociali o razziali all’interno dello stesso paese, per controllare la direzione delle istituzioni o imporre un modello socio-politico su un altro.
La guerriglia in cui un contendente (di solito una forza di occupazione) è sproporzionatamente superiore all’altra, e quest’ultima ricorre a tattiche di breve ingaggio e rapida ritirata, poiché non può affrontare il nemico frontalmente. La guerra totale, in cui le nazioni coinvolte mobilitano tutte le loro risorse disponibili per affrontare e sconfiggere il nemico.
La guerra nucleare, emerse solo dal XX secolo e dallo sviluppo delle armi atomiche di distruzione di massa.

Anche i tipi di conflitto possono essere vari.
In psicologia indica uno scontro tra ciò che una persona, o il proprio gruppo di appartenenza, desidera e un’istanza interiore, interpersonale o sociale che impedisce la soddisfazione del bisogno, dell’esigenza o dell’obiettivo connessi a tale desiderio.
Il conflitto sociale è la forma più palese che può assumere il conflitto: lo scontro ha luogo tra due o più persone, che possono far parte o meno dello stesso gruppo, per esempio un conflitto diadico, che siano una coppia di amanti, amici, colleghi o genitore-bambino, questo è chiuso e delimitato ad una relazione tra due persone, che solitamente sono legate da affetti, positivi o negativi. Oppure intragruppo o intergruppo.
Il conflitto di valori, di interesse, di potere, di genere, e non di meno, quello generazionale o adolescenziale.

A questo punto è bene provare a tirare una sintesi sulle diversità di significato delle due parole.

La guerra è un mezzo che prevede l’eliminazione di tutto ciò che ostacola il raggiungimento dell’obiettivo. Pertanto, se usiamo il termine conflitto come sinonimo di guerra, quest’ultima sembrerà una legge della natura, ossia qualcosa di indispensabile e di solamente unica via di uscita per il recupero della pace.
Il conflitto, invece, è una condizione, molte volte, se non sempre, necessaria per garantire un passaggio da uno stato di crisi (dal greco, passaggio) o di violazione dei diritti ad uno di raggiungimento degli obiettivi e dei diritti. Il conflitto è la presa di coscienza che qualcosa non va, all’interno o all’esterno, che mette in moto l’essere umano verso una riappropriazione dei propri valori, desideri e rispetto. Al contrario, la guerra, è un mezzo, antiquato, oppositivo, anche poco efficace, utilizzato da sempre con l’obiettivo dell’eliminazione del nemico, visto come ostacolo primario al raggiungimento dello stato di potere e quindi di “pace”.
Confondere uno “stato” con un “mezzo” è rischioso per le alternative che cerchiamo.

In conclusione, citiamo un passaggio di 1984, di Orwell, che rende chiara la necessità che abbiamo oggi di tornare al cuore delle parole e soprattutto di pensare con la giusta terminologia, perché conoscere più parole possibili ci permettano di leggere con maggiore chiarezza le cose e i fatti e avere più possibilità di scelta e di azione.

“La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza. Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato. Cambiare opinione, o addirittura linea politica, è un segno di debolezza.
Winston, come fa un uomo ad esercitare il potere su un altro uomo? Winston riflettè. Facendolo soffrire, rispose. Il potere non è un mezzo, è un fine. Non si instaura una dittatura con l’intenzione di tutelare una rivoluzione; invece si fa una rivoluzione con lo scopo di stabilire una dittatura.
Il fine della persecuzione è la persecuzione. Il fine della tortura è la tortura. Il fine del potere è il potere. Libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro. Garantito ciò, tutto il resto ne consegue naturalmente.”

di La redazione
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