INDIGENO

2 Agosto 2022
INDIGENO

“La terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra.”

CAPRIOLO ZOPPO, CAPO DELLA TRIBÙ DI DWAMISH

Da dove viene la parola indigeno?

La parola è recuperata dal latino indigenus, derivato dal soggetto di gìgnere “produrre” e si riferisce quindi a nascita, riproduzione e discendenza.

Questi popoli sono i discendenti di persone che vissero in un luogo prima di altri, diventando così prevalenti e dominanti. Sono definiti sia dalla discendenza e sia dalle caratteristiche speciali come la lingua e lo stile di vita, che li distinguono dai colonizzatori.

È importante sapere che non tutti i popoli indigeni sono anche tribali.

Infatti, per tribù s’intende un gruppo etnico unico dipendente dalla terra, sono fondamentalmente autosufficienti ma non si sono integrati nella società nazionale.

Ad oggi ci sono circa 370 milioni di indigeni nel mondo, di cui 150 milioni possono essere classificati come tribù, nonché il 40% della popolazione indigena.

È essenziale fare una distinzione tra popoli indigeni e tribali, non solo perché i popoli tribali godono di uno status speciale riconosciuto dalla legge internazionale, ma anche perché affrontano problemi distinti dalla più ampia categoria dei popoli indigeni.

Però, per capire al meglio le parole “indigeno” e “tribù“, bisogna prima comprendere cosa significa la parola “popolo“.

In effetti, per “popolo” intendiamo una società distinta, identificabile.

La popolazione mondiale è suddivisa in numerosi gruppi etnici, ognuno con le proprie caratteristiche – simboli unici – atti ad indicare un senso di appartenenza. Tra le caratteristiche più evidenti ci sono la lingua e l’identità condivise.

Da non dimenticare inoltre, che esistono più di 100 tribù incontattate, ovvero, che non hanno contatti con la civiltà globalizzata.

Per fortuna, esiste un’associazione che si occupa nella lotta al fianco dei popoli indigeni in tutto il mondo. Survival collabora con i popoli indigeni per amplificare le loro voci a livello internazionale e cambiare il mondo a loro vantaggio.

Lavora per fermare le violazioni dei diritti umani in nome della protezione. Hanno anche combattuto per proteggere le terre dei popoli incontaminati dall’essere invasi da estranei, dando loro l’opportunità di decidere da soli il proprio futuro.

Il loro altro obiettivo è dare ai popoli indigeni il controllo sulla loro educazione, vogliono essere radicati nelle loro terre, lingue e culture e renderli orgogliosi di se stessi e della loro gente.

Esistono pochi popoli sulla Terra così strettamente legati alle foreste come le tribù del Bacino del Congo. Tuttavia, subiscono delle vere e proprie violazioni dei diritti umani, vengono accusati di “bracconaggio” quando cacciano per sfamare le loro famiglie e anche quando mettono piede nelle terre ancestrali all’interno della riserva.

Sono stati celebrati come forma di protezione. La violenza fisica è solo una parte degli abusi subiti. I ranger del parco rubano il loro cibo, bruciano i loro campi e gli attrezzi e diffondono il terrore tra la gente del posto. Non possono muoversi liberamente e vivere nelle loro terre ancestrali.

Infine, abbiamo la tribù più isolata al mondo: i Sentinelesi.

Vivono sulla loro piccola isola chiamata North Sentinel, che ha all’incirca le dimensioni di Manhattan. Continuano a resistere a qualsiasi contatto con estranei e ad attaccare chiunque si avvicini. Gran parte di ciò che sappiamo sui Sentineles proviene da osservazioni su barche ancorate a una distanza di sicurezza dalle frecce, o dal breve tempo in cui la tribù ha concesso alle autorità di avvicinarsi abbastanza per consegnare alcune noci di cocco.

L’estremo isolamento li rende altamente suscettibili a malattie per le quali non sono immuni; quindi, questa esposizione avrà quasi sicuramente tragiche conseguenze per la tribù.

di Giulia Ruggeri

di La redazione
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