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PROPAGANDA

28 Novembre 2023
PROPAGANDA

Se ci soffermiamo sulla parola ‘propaganda’ molto probabilmente penseremmo alle piazze piene, tenute assieme dal politico di turno che grida al megafono le proprie idee e progetti per il futuro, oppure potremmo pensare alle informazioni fuorvianti o non correttamente verificate prima, diramate col fine di orientare l’opinione pubblica. O potremmo pensare ancora alla propaganda di guerra, a qualcosa che si avvicina all’apologia di un certo dogma. Riscoprire oggi questa parola comporta anche il dovere di spogliarla da tutti quegli orpelli che, con il passare della storia e degli eventi mondiali, l’hanno costretta ad un’accezione quasi esclusivamente negativa. Ma non sempre sarà possibile.

L’etimologia della parola ‘propaganda’ e le sue origini

Gerundivo del verbo propagare, la parola propaganda è tratta dalla denominazione della Sacra congregazione pontificia “De propaganda Fide” (dal latino “della propagazione della fede”), che aveva il compito di diffondere la fede cristiana contro la diffusione del protestantesimo. La sua nascita si colloca quindi in un contesto religioso ed aveva sempre il significato di conquistare il favore di un pubblico. In Francia, dalla fine del Settecento, si iniziò ad usare il termine propaganda per riferirsi alla politica e alla diffusione di opinioni o dottrine politiche.  All’inizio, in realtà, la parola non veniva adoperata per riferirsi a delle informazioni fuorvianti e manipolate, fu a partire dalla prima guerra mondiale che assunse questo significato.

Nel tempo infatti, il termine ha iniziato ad arricchirsi sempre più accogliendo nuove accezioni. Iniziò ad essere usata anche per intendere l’azione di influenzare il comportamento e la psicologia collettiva di un vasto pubblico e la persuasione mediante oggetti accattivanti. La propaganda utilizza infatti la comunicazione come mezzo per trasmettere un’informazione, idea o ideologia.

Nell’Ottocento, con l’arrivo del telegrafo, dei treni e della comunicazione di massa e anche della rivoluzione, la parola iniziò a virare verso un’altra strada.

Un archetipo della propaganda è rintracciabile anche nell’arte con l’opera ‘Napoleone valica il Gran San Bernardo’ di Jacques-Louis David. Il dipinto ottocentesco rappresenta infatti un ritratto di propaganda: Napoleone vestito della sua uniforme da generale, con il suo grande cappello sulla testa, armato di spada che monta un cavallo bianco scalpitante.  In poche parole si tratta di un ritratto idealizzato di Napoleone che lo vede affiancato ai nomi di altri condottieri, esaltando la sua figura agli occhi di chi guardava quel quadro.

La propaganda dalla seconda guerra mondiale ad oggi

Il termine propaganda sembra avere sulle spalle il peso della storia mondiale che lo ha portato ormai a rappresentare solo intenzioni negative. Pensare alla propaganda oggi non ci rimanda di certo all’attività di spandere opinioni, far circolare informazioni e idee per far ragionare diversamente il pubblico. O meglio, potremmo intenderla in questa maniera, ma il fine di tutta quest’attività non è mai buono, nel suo nucleo ritroviamo sempre l’intenzione di alterare, contraffare e falsificare il pensiero altrui.

La parola ha scoperto un risvolto particolarmente negativo durante i regimi dittatoriali, quando i governi, per diffondere le informazioni, i nuovi regolamenti o le ideologie, utilizzavano mezzi quali slogan, pubblicità, immagini e molto altro con il fine di infondere un determinato pensiero nella società. Ad esempio in Italia, nel 1937, venne istituito il Ministero della stampa e della propaganda.

Ad essere ben conosciuta è la propaganda nazista portata avanti da Hitler che, tramite un uso innovativo dei mezzi di comunicazione, contribuì a convincere la folla che massacrare un’intera popolazione innocente fosse un’azione giusta.

Altri esempi di propaganda presi dalla storia hanno avuto luogo in Ungheria, nel 1956, durante l’invasione sovietica a Budapest. Durante questo evento hanno perso la vita 30 mila ungheresi che avevano tentato di liberarsi dalla dittatura comunista. In questa occasione, la stampa italiana, in particolare quella di partito, veicolò un falso messaggio, ossia che l’Unione Sovietica stava riportando pacificamente l’ordine nella capitale ungherese, nascondendo i fatti di sangue che si stavano in realtà consumando.

Prendendo invece come esempio un fatto recente, sembra che Donald Trump, durante la campagna presidenziale, abbia acquisito illegalmente tramite un’applicazione 50 milioni di profili Facebook di elettori, in buona parte americani, e ne avrebbe influenzato le scelte con messaggi di propaganda e disinformazione mirati. Si può dire infatti che nei tempi in cui i social fanno da padroni, i famosi manifesti di propaganda usati durante la seconda guerra mondiale hanno ceduto il passo ai tweet dei politici. Con un semplice post su Twitter, infatti, sembra che Trump abbia smosso i suoi ‘adepti’ ad attaccare Capital Hill lo scorso gennaio 2021.

Ma se vogliamo arrivare ai nostri giorni, è inevitabile non parlare di come la stampa abbia trattato e stia trattando tutt’oggi il conflitto israelo-palestinese. Open, che si occupa di sventare le fake news in un’apposita rubrica, ha dedicato ampio spazio alle bufale della propaganda pro Israele e pro Palestina. Tra queste, emerge un articolo che mette in luce l’intento di Israele di negare l’uccisione di bambini a Gaza. Sui social sono comparsi infatti dei video con l’hashtag #palliwood in cui vengono mostrati dei bambini insanguinati e dei cameraman dietro che li riprendono come se si trattasse di una messa in scena. In realtà quelle clip provengono dal backstage di un cortometraggio girato in Libano anni fa e non hanno nulla a che vedere con ciò che accade a Gaza. Israele invece sosteneva che a Gaza stavano “fabbricando” scene di bimbi massacrati.

Dall’altra parte, a saltare agli occhi è una foto, diventata virale nelle scorse settimane, che denunciava gli attacchi con il fosforo bianco da parte dell’esercito israeliano contro un ospedale a Gaza. In realtà l’immagine è decontestualizzata poiché si tratta di una foto del 2017 usata per denunciare l’uso del fosforo bianco da parte degli Usa contro l’Isis in Siria e Iraq.

Il concetto di propaganda è molto cambiato negli anni, racchiudendo molto spesso contenuti più nebulosi e sfavorevoli. La parola stessa è andata oltre la sua etimologia, dovendosi piegare oggi ad una società sempre più guidata dai media, dagli slogan, dai partiti e dal populismo.

La propaganda è “l’attività di disseminazione di idee e informazioni con lo scopo di indurre a specifici atteggiamenti e azioni” (da Microsoft Encarta Encyclopedia 1998) ovvero il “conscio, metodico e pianificato utilizzo di tecniche di persuasione per raggiungere specifici obiettivi atti a beneficiare coloro che organizzano il processo” (Philip M. Taylor, Munitions of the Mind. A History of Propaganda from the Ancient World to the Present Day, Manchester University Press, 2003).

Va da sé che se gli obiettivi in questione hanno a che fare con gli episodi brutali e disumani che si stanno accavallando negli ultimi anni, la parola propaganda resterà sempre intrappolata nella sua accezione negativa.

Per la redazione

Elisabetta Di Cicco

Alessandro Barbero sulla propaganda nella storia

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