AIN’T I A WOMAN?

10 Novembre 2022
AIN’T I A WOMAN?

“GLI OPPRESSI LOTTANO CON LA LINGUA 
PER RIPRENDERE POSSESSO DI SÉ STESSI, 
PER RICONOSCERSI, PER RIUNIRSI, PER RICOMINCIARE. 
LE NOSTRE PAROLE SONO AZIONI, RESISTENZA.”

bell blair hooks, pseudonimo di Gloria Jean Watson, nasce con tutte le carte in regola per essere rilegata tra gli ultimi, afroamericana e donna, nasce nel 1952 in America e sperimenta fin da subito le condizioni di oppressione provocate da una società ancora fortemente patriarcale e razzista. 

Il nome “bell hooks” è frutto di un’azione carica di significato, infatti, la scrittrice decide di cambiare il suo nome all’anagrafe con quello della sua bisnonna così da sottolineare ulteriormente quel legame con un passato fatto di razzismo e schiavitù che ha segnato nel profondo la sua famiglia e di conseguenza la sua stessa storia di vita, inoltre, sceglie di scrivere il suo nome interamente in carattere minuscolo per rimarcare anche visivamente il processo di marginalizzazione ed inferiorizzazione che subiscono quotidianamente le donne di colore.

Scrittrice, teorica femminista e poetessa fin da subito ha ben chiaro il suo orientamento politico e ben saldi quei valori e ideali che l’accompagneranno per tutto il resto della sua vita. 

Da giovanissima entra a far parte di gruppi di autocoscienza femminile e si colloca all’interno dei movimenti per le rivendicazioni antirazziste e femministe che portano centinaia di studenti a manifestare nelle piazze durante tutti gli anni 70 del 900. 

All’età di soli 19 anni pubblica il suo primo libro “Ain’t I a woman, black women and feminism” in cui rivendica la posizione di migliaia di donne nere che vengono stigmatizzate dalla società, oppresse perché donne, ma anche perché nere.

Ma è durante alcune lezioni in Università che si rende conto di una differenza sostanziale radicata all’interno del mondo femminile stesso; se prima di allora aveva guardato al mondo femminista e al mondo femminile come a degli universi che si battevano per i diritti di tutte le donne, di colpo si rende conto che esistono donne di classe A e donne di classe B. 

Le sue compagne si battevano per avere un lavoro che le avrebbe rese libere ed indipendenti, ma le donne come lei, le donne di colore erano da sempre utilizzate come forza lavoro, una forza lavoro mal retribuita, pensata come degli animali e, in alcuni periodi storici, non molto lontani da lei, addirittura rese schiave. 

Quindi allora il pensiero femminista era esso stesso un pensiero discriminatorio che prendeva come unico riferimento possibile la posizione della donna bianca, emancipata e istruita che aveva il modo e gli strumenti per far ascoltare al mondo la propria voce. Entra, quindi, in conflitto con quel pensiero politico femminista che vedeva come unico e solo problema il genere.

Le sue opere sono, infatti, il frutto di uno studio approfondito sulla posizione della donna all’interno della società moderna; la scrittrice mette in luce però delle sfaccettature di questi fenomeni di stigmatizzazione che pochi, se non nessuno, prima di lei sottolineano con tanta chiarezza. Il pensiero di bell hooks, infatti, non si limita alla riflessione sullo stigma di genere, ma porta alla luce quella condizione ancora ignorata della donna razzializzata e discriminata per il proprio status sociale.

Una delle più importanti opere che ci lascia in eredità è “Insegnare a Trasgredire” un libro scritto con un linguaggio semplice e facilmente accessibile, proprio in nome dell’inclusività di cui si fa portavoce per tutta la sua vita e dovuto anche al suo approccio pedagogico agli scritti, che ritiene essere fondamentali per un’educazione nuova, che tenga conto dei valori veramente importanti. 

È uno scritto in cui esplica come l’intersezionalità di una triplice discriminazione (di razza, di genere e di classe) impatta sulla vita del singolo ma anche sulla società. 

Questa molteplice marginalizzazione incide sul modo di creare legami affettivi, amicali e amorosi; sul modo di relazionarsi con la propria famiglia, con i propri compagni di classe; sulla sessualità ma anche sul modo di entrare in relazione con noi stessi. Va ad incidere infatti profondamente sul modo in cui noi rappresentiamo noi stessi e quindi sul modo in cui lasciamo che gli altri ci rappresentino.

In tutto il suo scritto, però, bell hooks sceglie di non puntare il dito contro il singolo, ma studia e analizza sempre e solo le strutture, siano esse del patriarcato, della suddivisione in classi, o del sessismo, le quali portano alla creazione di cittadini considerati dalla collettività superiori o inferiori.

Imparare a trasgredire è l’insegnamento più importante che ci lascia la scrittrice, che non deve essere inteso come una trasgressione anarchica ad ogni tipo di norma o regola; ma va inteso come la capacità e la forza di opporsi quando il mondo circostante ci vuole incatenati a delle regole che infrangono i più importanti principi morali; quando chi ci circonda sembra aver perso la capacità di guardare e pensare in maniera critica alle cose ed è qui che diventa di vitale importanza ribellarsi, e spezzare le catene che ci tengono ancorati ad una visione miope del mondo. 

È imparare ad andare contro corrente che ci renderà liberi di vedere, e fare esperienza, di mondi nuovi. 

Pamela Prosseda 

di La redazione
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