Aldo Capitini: la Nonviolenza attiva
Il periodo storico che stiamo vivendo, così complesso e delicato contemporaneamente, viene spesso guardato attraverso una lente disfattista.
Questo soprattutto da chi vive situazioni di difficoltà sociali, sanitarie ed economiche; è difficile vedersi agenti di cambiamento quando si fa difficoltà a cambiare la propria realtà.
Il rischio di questa linea di pensiero è rimanere bloccati sia nei nostri tentativi di cambiare la nostra sfera personale, sia quella che ci circonda.
Guardare chi viene prima di noi è un modo per ispirarci. Così possiamo cambiare il nostro modo di vedere ciò che viviamo, ma anche la nostra reazione agli eventi che avvengono nella nostra vita e nella vita di tutti, trasformandoci in agenti attivi e non solo passivi.
La vita e il pensiero di Aldo Capitini è una delle tante scintille di ispirazione sopracitate, ma come disse lo stesso Capitini “il fuoco viene sempre acceso da un punto”.
Aldo Capitini nasce a Perugia nel 1899. La madre era una sarta e una casalinga, il padre era un impiegato comunale come addetto alle campane e custode della torre campanaria del Municipio, sotto al quale la famiglia Capitini viveva in un piccolo appartamento.
In giovane età Aldo aveva sviluppato una propensione per le materie umanistiche, ma la povertà della famiglia lo aveva spinto a frequentare gli studi tecnici per via del loro costo minore. Nonostante ciò non si arrese, e una volta ottenuto la licenza all’istituto tecnico decide di dedicarsi agli studi classici come autodidatta, studi completamente autofinanziati lavorando come precettore.
Il lavoro e la sua ininterrotta attività di studio ebbero effetti negativi sulla sua corporatura già fragile. Viene dunque ritenuto inabile al servizio militare per via della sua salute e non partecipa alla prima guerra mondiale.
Durante il ventennio Capitini si rifiuta di iscriversi al partito fascista, perdendo il lavoro di precettore; là dove alcuni erano stati radicalizzati dalla violenza del tempo, Capitini invece, entrando in contatto e studiando la figura di Gandhi, stava maturando gli ideali della nonviolenza.
La sua scelta non fu senza conseguenze. Durante la Seconda guerra mondiale fu arrestato per ben due volte, una prima volta nel 1942, dopo un’irruzione della polizia fascista ad una riunione del gruppo dirigente liberalsocialista e nel 1943. Verrà liberato solo dopo la caduta del fascismo, il 25 luglio.
Nel dopoguerra l’Italia stava attraversando grandi trasformazioni, tra cui l’istituzione della Repubblica per volere del popolo e la promulgazione della Costituzione tuttora vigente. Capitini, però, sapeva che, per evitare di ripetere il passato, era necessario lavorare sulle basi del pensiero politico e sociale, e l’eliminazione di qualsiasi tipo di violenza.
Negli anni ’50 si dedica a vari esperimenti di natura politica con l’obiettivo di decentrare il potere, ragionando il potere politico non più provenendo dall’alto al basso ma dal basso verso l’alto. A questo scopo fondò i Centri di Orientamento Sociale (COS), centri di progettazione e libera partecipazione dei cittadini per la creazione di una politica aperta, e non più accessibile ai pochi. Non ottennero molto successo, ma erano uno dei tentativi di concretizzazione del cambiamento.
Un altro tentativo, che ebbe successo, fu la Marcia Perugia-Assisi, un corteo nonviolento a favore della pace e della solidarietà dei popoli.
Nel 1964 fonda il Movimento Nonviolento e la rivista Azione Nonviolenta, concentrandosi sulla promozione di promozione delle tecniche nonviolente e su azioni di protesta nonviolenta. Quattro anni dopo, Aldo Capitini muore circondato dai suoi allievi e amici dopo un intervento chirurgico che lo aveva ulteriormente indebolito.
La sua morte, però, non pone fine all’opera da lui iniziata. Il Movimento Nonviolento, la cui sede oggi si trova a Verona, ha varie sedi in diverse regioni italiane, e Azione Nonviolenta è diventata anche un sito web dove i suoi articoli vengono ricordati pubblicamente.
È anche grazie a lui che possiamo parlare di diritto all’obiezione di coscienza, un diritto che fu “tollerato” solo nel 1972.
Aldo Capitini è un esempio nel mondo della Nonviolenza, la cui voce riecheggia tutt’oggi e la sua vita è anche testimonianza di cosa significa essere parte del cambiamento nonostante le difficoltà, e dell’importanza di perseverare anche di fronte alle avversità.
Concludo con una sua citazione:
“Io non dico: fra poco o molto tempo avremo una società che sarà perfettamente non violenta… a me importa fondamentalmente l’impiego di questa mia modestissima vita, di queste ore o di questi pochi giorni; e mettere sulla bilancia intima della storia il peso della mia persuasione.”
Per la redazione
Vivien Simonetti
Aldo Capitini – citazioni sulla nonviolenza
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