Il senso della vita di due Anarchici italiani
«Sì, ho da dire che sono innocente. In tutta la mia vita non ho mai rubato, non ho mai ammazzato; non ho mai versato sangue umano, io. Ho combattuto per eliminare il delitto. Primo fra tutti: lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo. E se c’è una ragione per la quale sono qui è questa, e nessun’altra…
Sto soffrendo e pagando per colpe che effettivamente ho commesso, sto soffrendo e pagando perché sono anarchico… e me sun anarchic! Perché sono italiano… e io sono italiano.
Nicola Sacco… il mio compagno Nicola! Sì, può darsi che a parlare io vada meglio di lui. Ma quante volte, quante volte, guardandolo, pensando a lui, a quest’uomo che voi giudicate ladro e assassino, e che ammazzerete… quando le sue ossa, signor Thayer, non saranno che polvere, e i vostri nomi, le vostre istituzioni non saranno che il ricordo di un passato maledetto, il suo nome, il nome di Nicola Sacco, sarà ancora vivo nel cuore della gente. Noi dobbiamo ringraziarli. Senza di loro noi saremmo morti come due poveri sfruttati. Un buon calzolaio, un bravo pescivendolo, e mai in tutta la nostra vita avremmo potuto sperare di fare tanto in favore della tolleranza, della giustizia, della comprensione fra gli uomini.
Voi avete dato un senso alla vita di due poveri sfruttati!»
(Giuliano Montaldo, Sacco e Vanzetti)
Il XX secolo fu segnato fortemente dal razzismo; questa forma di discriminazione fu anche alla base del processo e della condanna contro Sacco e Vanzetti, italiani immigrati negli Stati Uniti. La loro condizione sociale era inoltre aggravata dalla loro fede politica: essi, infatti, professavano l’anarchismo.
L’anarchismo è una filosofia politica sorta nel XIX secolo; questa spinge alcuni movimenti libertari a ricercare l’anarchia come organizzazione societaria, dunque a contrastare l’autorità e l’organizzazione gerarchica dello Stato.
Il termine venne coniato nel 1793 dal girondino Jacque Pierre Brissot per screditare gli “Arrabiati” ma sarebbe poi stato lo scritto “Che Cos’è la Proprietà?”, di Pierre-Joseph Proudhon, a riscattare l’anarchismo come ideologia politica.
Le scuole di pensiero anarchico si distinguono in tre principali macro-gruppi: ‘anarchismo senza aggettivi’ (centro), ‘anarchismo sociale’ (sinistra) e ‘anarchismo individualista’ (destra) e in tempi recenti Noam Chomsky ha descritto l’anarchismo come l’«ala libertaria del socialismo». L’anarchismo inoltre ha avuto particolare importanza come movimento sociale grazie alle correnti dell’’anarco-comunismo’ e dell’’anarco-sindacalismo’.
Ci sono anarchici che sostengono la nonviolenza e il principio di autodifesa, ma pensano che a determinate condizioni il popolo possa essere giustificato nell’attuazione della rivoluzione o del terrorismo.
Tornando al tema della citazione che apre l’articolo i problemi di Sacco e Vanzetti iniziarono il 6 aprile 1917, quando gli Stati Uniti dichiararono guerra alla Germania; infatti i due, in quanto anarchici, non potevano accettare la leva militare obbligatoria e si rifugiarono quindi in Messico. Dopo la fine della guerra, di seguito alla nascita dei regimi anti-capitalisti di Italia e Unione Sovietica, negli Stati Uniti si diffusero linciaggi contro gli immigrati provenienti dall’Europa Orientale e Meridionale.
Le persecuzioni si rivolsero anche contro anarchici, corporativisti e socialisti, che furono accusati ingiustamente di diversi crimini. È in questo scenario che si registrarono l’intercettazione e l’arresto di Sacco e Vanzetti; al loro arresto i due furono trovati con armi addosso.
Nacque presto il Comitato di Difesa Sacco e Vanzetti, screditato dalle istituzioni statali attraverso tattiche discriminatorie. Le tensioni tra Stato e anarchici crebbero sino all’estremo, anche a causa dell’evidente incongruenza delle accuse rivolte contro i due indagati italoamericani.
Sacco e Vanzetti furono dichiaratamente processati in quanto anarchici e contrari al servizio militare di leva obbligatoria (tuttavia il loro capo d’imputazione formale era da asserire al presunto coinvolgimento in alcune rapine – coinvolgimento negato dai membri di Cosa Nostra, che rivendicarono la paternità delle stesse). La vicenda smosse l’impegno politico di molti intellettuali, nonché i vertici del regime fascista (Benito Mussolini in persona si espose in difesa di Sacco e Vanzetti), che paragonarono quanto si stava svolgendo negli Stati Uniti contro gli anarchici a quanto si era verificato in Francia con l’’affaire Dreyfus’.
Il processo fu iniquo e contraddittorio. Durò inoltre 7 anni, e si concluse con la condanna a morte di Sacco e Vanzetti. La psicologia dei due fu molto appesantita dalla vicenda: Sacco, infatti, tentò diverse volte il suicidio, mentre Vanzetti cadde in un vortice di deliri e allucinazioni.
I due si trovarono a dover riporre le loro ultime speranze nel Governatore del Massachusetts; questi, però, rifiutò loro la grazia. Sacco e Vanzetti morirono nel 1927 per quello che venne definito ‘omicidio giudiziario’.
Il Governatore del Massachusetts riabilitò la memoria di Sacco e Vanzetti solo nel 1977, riconoscendo che la loro condanna era stata a tutti gli effetti una farsa.
La vicenda di Sacco e Vanzetti è diventata celebre in tutto il mondo – nonché mito fondante del movimento umanista internazionale – nel 1971, a seguito della produzione e distribuzione del film Sacco e Vanzetti (di Giuliano Montaldo). Il film ha come attore protagonista, nel ruolo di Bartolomeo Vanzetti, l’attore liberale italiano Gian Maria Volonté che ha dato il suo contributo alla memoria di questa vicenda con un’interpretazione magistrale.
Il nostro articolo vuole essere un piccolo omaggio alla memoria di quella storia e di quel sacrificio.
Per la Redazione
Christian Trevisti
Modà e Emma – interpretano La ballata di Sacco e Vanzetti di Ennio Morricone e Joan Baez – Sanremo 2011
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