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LILIANA SEGRE, LA RESPONSABILITÀ DEL RACCONTO… E DELL’ASCOLTO.

25 Gennaio 2024
LILIANA SEGRE, LA RESPONSABILITÀ DEL RACCONTO… E DELL’ASCOLTO.

Liliana Segre è una delle principali testimoni italiane della Shoah in Italia. Fu vittima delle leggi razziali e deportata nel campo di concentramento di Auschwitz, è l’unica della sua famiglia a essere sopravvissuta. Per oltre 30 anni ha raccontato nelle scuole e durante incontri pubblici la sua esperienza degli orrori del nazifascismo. 

Nasce a Milano il 10 settembre 1930 da una famiglia di origini ebree. Rimase orfana della mamma Lucia quando aveva appena un anno. 

Da bambina non aveva idea di appartenere ad una famiglia ebrea, dal momento che suo padre si dichiarava laico. Ma le leggi razziali del 1938 colpirono anche la sua famiglia e lei stessa, infatti venne espulsa dalla scuola per le sue radici. Le persecuzioni si sono poi fatte sempre più intense, tanto che nel 1943 lei e suo padre tentarono la fuga verso la Svizzera. Il loro piano non ebbe successo, Liliana fu arrestata e detenuta col papà a Milano per più di 40 giorni. 

«Era l’11 settembre 1943. Avvenne allora la mia prima separazione dagli affetti familiari. Quel giorno feci la valigia e partii con il signor Pozzi, sfollato in Val d’Ossola, in Piemonte». 

Liliana fu deportata salendo sul noto binario 21 della stazione di Milano Centrale, il 30 gennaio 1944 diretta al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. 

«Dal vagone piombato non potevo vedere nulla, solo percepire l’alba e il tramonto, avevo perso la cognizione del tempo non sapevamo dove stavamo andando, dove ci avrebbero portati, intuivo solo che quello sferragliare delle ruote del treno mi allontanava sempre più da casa. Ricordo il dondolio, il buio, i miei stati d’animo. Non avevo più fame né sete».

Dopo 7 giorni di viaggio in condizioni disumane, la ragazzina venne separata dal papà, che fu ucciso poche settimane dopo. Le venne stampato sulla pelle il numero di matricola 75190. Liliana venne ingaggiata a lavorare nella fabbrica di munizioni riuscendo così a scampare alla cosiddetta “soluzione finale”, lo sterminio di massa degli ebrei.

 Il 1° maggio 1945 venne liberata dai soldati russi: era rifugiata nel campo di Malchow. Dalla prigionia, invece, non torna alla libertà nessun altro membro della sua famiglia. Il padre era morto ad Auschwitz il 27 aprile del 1944. Il 18 maggio dello stesso anno anche i nonni Giuseppe e Olga furono uccisi, il giorno dopo il loro arrivo al campo di concentramento.

«Non potevamo crederci» racconta Liliana Segre «eravamo esauste ma di una felicità che, ancora oggi, non saprei descrivere per quanto era grande. Sono potuta tornare in Italia quattro mesi dopo, alla fine di agosto del 1945. Un altro viaggio in treno, ma con vagoni aperti. Era estate ed eravamo ancora vivi». 

Ritornata in Italia, Liliana si trasferì prima dai suoi zii e poi dai nonni materni, unici superstiti della sua famiglia.

Per molti anni, Liliana, si è rifiutata di parlare di quello che le era accaduto. Finché nei primi anni ‘90, inizia a raccontare la sua storia nelle scuole e in incontri pubblici per diffondere la memoria di ciò che accadde durante la Seconda Guerra Mondiali e di quali furono le conseguenze del nazifascismo

Ha anche collaborato con molti autori per pubblicare dei libri, come ad esempio quello scritto con Enrico Mentana, ”La memoria rende liberi”. Nel 2018 il 19 gennaio, a 80 anni dalle leggi razziali fasciste, il presidente Sergio Mattarella l’ha nominata senatrice a vita “per aver illustrato la Patria con altissimi meriti in campo sociale”, dando avvio a quello che è il suo impegno politico, volto a far sì che non si perda la memoria storica di quanto accaduto, per non rischiare che possa succedere ancora una volta. 

“Sento su di me l’enorme compito, la grave responsabilità di tentare di portare nel Senato della Repubblica delle voci ormai lontane che rischiano di perdersi nell’oblio”

Nel novembre 2019 le è stata affidata una scorta per tutelarla dopo i continui messaggi d’odio che le arrivavano sui social.

Ci salverà il lume della storia? Ci salverà che siamo il popolo del libro? Per citare un’intervista del 23 Gennaio 2024.
( https://www.la7.it/la-torre-di-babele/video/memoria-corrado-augias-intervista-liliana-segre-23-01-2024-523442 )

Liliana Segre percorre i corridoi del Memoriale della Shoah di Milano, nel luogo simbolo della deportazione degli ebrei verso i campi di concentramento e di sterminio, mentre la senatrice a vita racconta la parola “indifferenza” scritta per il vocabolario Zingarelli 2020. 

4 di Corrado Augias a Lilliana Segre. 

La memoria ci permetterà di interrogare le nostre coscienze ed elevarle o la memoria terminerà, resterà solo una riga scritta sui libri di storia alla quale nessuno presterà più attenzione?

La memoria ci salverà dal ripetere gli orrori dell’odio di uomini i verso uomini.

Per la redazione

Alessia Saini

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