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L’IMPORTANZA DELLA GEOPOLITICA PER L’ENERGIA: IL CASO MATTEI

29 Febbraio 2024
L’IMPORTANZA DELLA GEOPOLITICA PER L’ENERGIA: IL CASO MATTEI

Nel 1960 a 54 anni, Enrico Mattei è l’uomo più potente d’Italia e una personalità decisamente influente nel mondo. Parlano di lui i media nazionali e internazionali, compreso il Financial Times.
Nato ad Acqualagna nella Marche da famiglia modesta, trascorre la giovinezza nelle Marche e anche in Abruzzo, sia in quello montano, il padre carabiniere è originario di Civitella Roveto (AQ), che in quello marittimo, soprattutto a Vasto e dintorni, che infatti non a caso vedrà più tardi molte piattaforme estrattive.

Ma perché, chi è Mattei?

Diventa progressivamente un capitano d’industria dopo essere stato posto nell’immediato dopoguerra alla dirigenza di Agip (Azienda Generale Italiana Petroli), fondata nel 1926 sotto il fascismo, non solo non la liquida (come da input politico ricevuto), ma la fa prosperare e fonda un’azienda multinazionale dell’energia di gestione statale che la controllerà. Si tratta di ENI (Ente nazionale Idrocarburi), fondata nel 1953, che nasce da un fondo di dotazione di trenta miliardi di lire messi nel bilancio nazionale per aumentare le attività di estrazione di petrolio e metano da parte dell’Italia.
Tale fondo era stato approvato per forte iniziativa di Mattei che aveva materialmente redatto il testo di legge in una sottocommissione, di cui fece parte come deputato della DC (Democrazia Cristiana).
Sono gli anni in cui l’Italia entra progressivamente nella sua belle epoque economica, con un’espansione massiccia dell’industrializzazione.

Mattei proviene dalle fila delle Resistenza di stampo cattolico. Sfila nel gruppo di testa dei liberatori di Milano, insieme a Ferruccio Parri e Luigi Longo. Nella politica della Repubblica Italiana, entrerà a far parte di una corrente DC denominata “la Base” e guidata da Giovanni Marcora. Da presidente dell’Eni fonda come editore e finanzia il quotidiano milanese “Il Giorno”.

All’ENI chiamerà le migliori menti del paese e riuscirà a gestire, soprattutto nel bacino del Mediterraneo, una politica estera italiana autogestita, basata sugli affari energetici di petrolio e metano. Ad esempio finanzierà il Fronte di Liberazione algerino nella guerra contro la Francia, intuendo la possibilità enorme di influenza delle politiche energetiche, con valenza sovranazionale.

Marco Damilano nel suo recente libro La mia piccola patria (2023) riporta che in un’intervista televisiva RAI, il giornalista Gianni Granzotto annunciandolo disse di lui che era “un uomo che passa più tempo sugli aerei o nei consigli di amministrazione di tutti i continenti che a portata di mano per chi lo voglia intervistare”. In quell’occasiona Mattei racconta dettagliatamente i dati del miracolo ENI e gli ultimi accordi con Egitto e Persia per dotare l’industria italiana dell’energia petrolifera e farla prosperare. È un uomo di potere, svincolato dalla politica nazionale e in grado di rompere anche gli equilibri internazionali, nel mondo ancora colonialista e diviso per blocchi di influenza.

Presto risulterà inviso a tutte le forze a cui pesta i piedi anche con spregiudicatezza. È una presenza ingombrante sia per gli americani e la loro logica egemone, è uno osso duro per le cosiddette “sette sorelle” (secondo la definizione delle stesso Mattei), ovvero le compagnie petrolifere mondiali che dominarono a lungo per fatturato e potere la produzione petrolifera mondiale e ancora di più è indigesto per la Francia e l’Inghilterra tardo coloniali.

Sul fronte interno anche Fanfani e Moro sono spaventati da questa ingovernabilità dell’azione dell’Eni e delle reazioni internazionali e tentano di estrometterlo.

Mattei imprime uno stile deciso, di autonomia nazionale e di competizione all’estero, ponendo l’Italia fuori dalle logiche del cartello economico, riuscendo ad avere alleanze significative con i Paesi del Terzo Mondo. È convinto che il mondo debba capire che l’Italia non è più un gattino tra molossi, ma è presente e vuole incidere.

Facendo riferimento a questo carisma, a questo potere e a questa capacità di influenzare con tutti i mezzi lo scacchiere energetico mondiale e quindi le dinamiche sovranazionali, oggi la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, annuncia da tempo, in occasione di incontri internazionali, un progetto denominato “Piano Mattei” dell’Italia, pensando probabilmente a questa capacità estrema di interlocuzione globale in nome degli interessi nazionali. Anche se appare al momento più una suggestione che una fattispecie minimamente paragonabile a quanto avvenne, per un tempo non infinito, nella temperie degli anni sessanta.

Il 27 ottobre del 1962, Mattei durante un volo privato dalla Sicilia verso il Nord, muore nei pressi di Bascapè, vicino Pavia. L’inchiesta sulla morte arriverà a conclusione solo nel 2003, poi confermata in una successiva sentenza del 2011. Non si è trattato di un incidente, ma sull’aereo del presidente dell’ENI era stata collocata una bomba.

La vicenda di Mattei e della sua morte ha interessato giornalisti, scrittori e registi. Il regista Franco Rosi girerà nel 1972 Il caso Mattei, con attore protagonista Gian Maria Volontè. Il giornalista Mauro De Mauro, rapito da Cosa Nostra in Sicilia nel 1970 e mai più ritrovato, potrebbe essere stato ucciso per un’inchiesta collegata all’esplosione dell’aereo di Mattei. In parte alla figura di Mattei è ispirato il protagonista del libro incompiuto uscito postumo nel 1992 di Pier Paolo Pasolini Petrolio. Lo stesso Pasolini fece ricerche sulla storia del presidente dell’Eni.

Conoscere la figura di Enrico Mattei e la sua storia, può aiutare a renderci più consapevoli del perché i cambiamenti strutturali a livello energetico, siano avversati da un sistema di interessi, che non di rado utilizzano la violenza e la guerra in spregio alle legittime volontà di cambiamento di tanta pubblica opinione.

Non parliamo certo di un testimone eticamente limpido e di una figura edificante, ma per dirla in altre parole, Mattei e la sua vicenda rispondono indirettamente alla domanda sul perché profeti ecologisti dei nostri tempi come Greta Thunberg o nel passato Alex Langer (e i movimenti che ne scatursiscono), facciano così tanta fatica a sensibilizzare i luoghi decisionali politici per promuovere un cambiamento deciso e senza ambiguità sul tema della gestione ecologica della questione energetica.

Soprattutto se ognuno di noi non svolge una pressione positiva di carattere democratico, unendosi con altri, per sostenere chi si impegna su questi temi.

Per la Redazione

Fabrizio Ferraro

27 ottobre 1962 a Bascapé, in provincia di Pavia, muore Enrico Mattei, fondatore e presidente dell’ENI. Il suo bireattore si schianta al suolo. Con lui perdono la vita il suo pilota e il giornalista William McHale come riportarono i giornali del tempo. In un’intervista rilasciata a Gianni Granzotto nel 1960 e disponibile negli archivi dell’Eni spiega l’arroganza dei potenti.

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