UN DIFENSORE DELL’AMAZZONIA

2 Agosto 2022
<strong>UN DIFENSORE DELL’AMAZZONIA</strong>

“Se scendesse un inviato del cielo e garantisse che la mia morte sarà utile per rafforzare la nostra lotta, ne varrebbe la pena. Ma l’esperienza ci insegna il contrario. Quindi voglio vivere. Cerimonie pubbliche e funerali non salveranno l’amazzonia”.

CHICO MENDES

Francisco Alves Mendes Filho (Chico Mendes), è nato il 15 dicembre 1944 a Xapuri.

Mendes è un raccoglitore di caucciù brasiliano, sindacalista, politico e ambientalista, è un “giusto della foresta” per la sua dedizione alla protezione degli alberi e degli Indios dell’Amazzonia.

Nel 1975 ricopre la posizione di Segretario Generale del Sindacato dei Lavoratori Rurali Brasiléia, ed è promotore della nascita del sindacato a Xapuri. Il suo nome è associato alla lotta alla deforestazione nella foresta amazzonica, svolgendo la pratica dell’empate. Questa lotta consisteva in numerosi gruppi di lavoratori rurali che formavano blocchi umani intorno alle aree di foresta minacciate dai nuovi arrivati. Questo movimento ha avuto degli effettivi riscontri positivi e furono salvati moltissimi ettari di foresta.

Nel 1978 è stato eletto vicepresidente del consiglio comunale di Xapuri.

Ha trasformato il comune di Xapuri in un consiglio permanente in cui erano coinvolti tutti i settori politici, sociali e religiosi della città, senza il sostegno di organizzazioni politiche ufficiali, compreso il suo stesso partito, il Movimento per la Democrazia Brasiliana. Quando è iniziata la violenta repressione degli empates, anche Mendes, è stato arrestato e torturato.

Dal 1979 si unì a Lula, Jose Ibrahim e altri nelle manifestazioni che avrebbero portato alla nascita del Partito dei Lavoratori nel 1980, che avrebbe fornito supporto politico alle richieste del CUT, la Federazione dei sindacati è affiliata con i sindacati rurali. Nello stesso anno, è stato nuovamente arrestato per l’omicidio di un leader sindacale di un gruppo di opposizione, ma il processo ha rivelato il clamore dell’accusa e 40 proprietari terrieri di Xapuri sono stati condannati.

Nel 1985 ha guidato il primo congresso nazionale del seringueiros – operai che estraggono il lattice per la fabbricazione della gomma naturale dall’albero Hevea brasiliensis nellaForesta Amazzonica -, durante il quale ha istituito il Consiglio Nazionale dei Seringueiros,  diventando così il soggetto politico e sindacale che portò le rivendicazioni di Mendes, dei contadini e delle popolazioni indigene dell’Amazzonia attirando l’attenzione internazionale.

Nel 1988 è riuscito a creare una “riserva mineraria” di caucciù nel Seringal Cachoeira, che è stata espropriata dallo stato alla famiglia dei proprietari terrieri di Alves da Silva, che a sua volta l’ha ottenuta illegalmente da piccoli proprietari terrieri. Nel dicembre dello stesso anno fu ucciso a colpi di arma da fuoco davanti a casa sua dai fratelli Alves da Silva, nonostante avesse denunciato i loro nomi come possibili assassini.

Il 22 dicembre 1988 Chico Mendes è stato assassinato da due rancheros – allevatori – Darly Alves da Silva e suo figlio Darci, scatenando la prima grande controversia mondiale sulla mancanza di giustizia per i “difensori ambientali” perseguitati e uccisi.

L’entusiasmo iniziale è stato notevole a livello internazionale, mediatico e regionale, ma una volta spenti i riflettori gli omicidi sono continuati. Tra gli omicidi di centinaia di leader sindacali che protestavano per i diritti fondiari dalla fine degli anni Settanta, l’unico ad essere indagato e condannato è Chico Mendes.

La scelta di Chico Mendes non è stata casuale, ho trovato la sua lotta – forte e pacifica al contempo – per la creazione di riserve estrattive, in linea con la parola di questo mese e soprattutto con i contenuti presenti nel magazine  “Appunti di Pace”. Possiamo considerare questo personaggio come il padre del grande movimento ecologista che ha portato fino al Summit mondiale di Rio, nel ’92. Tra gli anni ‘70 e ‘80 tante persone, come lui, hanno sacrificato la propria vita per difendere la Foresta amazzonica.

di Giulia Ruggeri

di La redazione
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