Joan Baez: La protesta senza armi: quando la musica diventa resistenza


Joan Baez è una signora della nonviolenza. Nota soprattutto per il suo attivismo a favore dei diritti civili e del pacifismo, ha partecipato anche al movimento contro la Guerra del Vietnam.
Negli Anni Sessanta ha dato vita all’Institute for the Study of Nonviolence, dal quale è in seguito nato il Resource Center for Nonviolence. L’istituto promuove la nonviolenza e l’antirazzismo, ponendosi al servizio di tutti gli individui che compongono la comunità.
Le iniziative condotte da Joan Baez hanno avuto un grande valore umano. «Ogni popolo, ogni persona, avverte un profondo anelito alla pace, alla concordia, all’unità», questo quanto sosteneva Chiara Lubich in Parole di vita, dando voce alla tradizione universalista cristiana. «Eppure, nonostante gli sforzi e la buona volontà, dopo millenni di storia ci troviamo incapaci di pace stabile e duratura». Si rendono per questo necessari operatori di pace come Joan Baez: persone che hanno appreso l’arte della pace, e che quindi donano la loro vita ricercandola sempre e ovunque.
Joan Baez, oltre ad aver fondato l’ISN, ha partecipato alla marcia nonviolenta su Washington (28 agosto 1963). Vi eseguì l’inno We Shall Overcome, cantato per la prima volta da Lucille Simmons in occasione di uno sciopero all’American Tobacco Company. Il brano divenne presto colonna sonora del movimento nero per i diritti civili.
Joan Baez si è spesa da sempre per difendere la libertà e lo Stato di diritto. Si oppose alle istanze di rivoluzione e cambiamento violento proposte dalla Nation of Islam, e si impegnò in modo radicale per difendere i diritti umani. Tutti, secondo Joan Baez, dovevano essere uguali di fronte alla legge.
Joan Baez fu un’attivista progressista, pacifista e antagonista, capace di segnare un’intera epoca. Fu progressista perché partecipò sin dalle origini alle attività del Civil Rights Movement, facendosi portavoce della tradizione umanista e libertaria; fu pacifista perché si oppose alla Guerra del Vietnam, decidendo persino di raggiungere Hanoi per vivere le conseguenze dei bombardamenti statunitensi; fu antagonista perché scelse di abbracciare cause orientate alla giustizia sociale, come quelle di Amnesty International.
Non tutto l’antico merita di essere conservato, e non tutti i ribelli devono essere respinti. Il compito di una buona coscienza, come insegnato da Joan Baez, è quello di operare un discernimento, custodendo ciò che è buono e trovando il coraggio per opporsi a quel che ferisce la dignità dell’uomo. Perché la tradizione, quando è viva, non è una prigione del passato: è una responsabilità verso il futuro.
Per la Redazione
Dottor Christian Trevisti.
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