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Domande alla redazione: Tu come affronti il conflitto?

28 Ottobre 2026
Domande alla redazione: Tu come affronti il conflitto?

Valentina: “Credo di affrontare il conflitto cercando, prima di tutto, di comprenderlo. Non penso che il conflitto sia necessariamente qualcosa di negativo da evitare, ma piuttosto un’occasione per mettere in discussione il proprio punto di vista, confrontarsi con quello degli altri e provare a trovare un punto d’incontro. Cerco di ascoltare e di capire le ragioni che si trovano dietro le posizioni altrui, senza rinunciare alle mie idee, ma mantenendo la disponibilità a rivederle quando il confronto mi offre nuovi spunti di riflessione. Allo stesso tempo, penso che affrontare un conflitto significhi anche imparare a gestire le proprie emozioni, evitando che la rabbia o la necessità di avere ragione prendano il sopravvento sulla possibilità di capirsi. Per me, infatti, il dialogo non significa necessariamente trovare un accordo, ma riconoscere l’altro come interlocutore, anche quando le nostre posizioni sono distanti.”

Anna: “Se c’è un nodo da sciogliere, far finta di niente è solo un’illusione. Per me il conflitto, o meglio il confronto aperto, è un passaggio fondamentale: ho un carattere fumantino, la passione si sente e non sono tipo da tenermi le cose dentro. Chi tace per quieto vivere non evita i problemi, si limita a vederli marcire.”

Viola: “Provo ad affrontare il conflitto con assertività, esprimendo i miei bisogni e chiedendo all’altra persona se possa aiutarmi a soddisfarli o meno. Poi a mia volta domando a lei/lui se c’è qualche suo bisogno che sto ignorando e che vorrebbe invece che prendessi in considerazione. È sempre molto difficile usare questo approccio perché richiede impegno ed energia, ed è facile sfociare in altro, però un passo alla volta penso possa diventare un buon modo per crescere e apprezzare sia noi stessi che gli altri, anche nelle nostre diversità. Forse soprattutto nelle nostre diversità”.

Giulia: “Per me, imparare a gestire il conflitto è stato un processo graduale e non sempre semplice. Quando ero adolescente tendevo spesso a evitarlo e a tacere per quieto vivere. Con il tempo ho imparato a farmi valere e a esprimere il mio punto di vista, ma questo ha portato con sé nuove difficoltà: quando mi sentivo ferita o in disaccordo su questioni importanti, mi capitava di reagire con rabbia, sorprendendo chi mi conosceva come una persona generalmente calma e pacata. Col tempo ho imparato a riconoscere e gestire questa rabbia, comprendendo che spesso nasceva dal bisogno di essere ascoltata e capita, ma che non era necessaria per riuscirci. Oggi cerco di affrontare i conflitti con maggiore riflessività, mettendomi all’ascolto e dando a me stessa e all’altra persona il tempo di elaborare le diverse posizioni. Cerco di trovare un punto d’incontro, mantenendo il rispetto anche quando le opinioni sono diverse. Penso al conflitto come a un’opportunità di crescita e maturazione, perché confrontarsi con persone che hanno idee e visioni diverse dalle nostre può aiutarci ad ampliare i nostri orizzonti e ad arricchirci reciprocamente.”

Rossano: “Oggi affronto i conflitti come la vita, vedendoli come un’opportunità e non come una minaccia. Non sempre è stato così ma incamminarmi sulle vie della nonviolenza mi ha aiutato molto in questo percorso e adesso ne beneficio in serenità. Riesco a gestire meglio le emozioni e a distinguere le opinioni dalle persone, mi prendo la possibilità di sbagliare e la concedo agli altri. Come posso, quando riesco ma ci provo sempre!”

Fabrizio: “Non ho mai amato le situazioni conflittuali, il mio primo istinto è sempre stato quello di evitarle. Poi ho imparato, non solo nell’esperienza ma anche formandomi in tal senso, che il conflitto è nella relazione e che si può “sostare” nel conflitto con spirito costruttivo, senza pensare che sia sbagliato, senza fretta di risolverlo, ma trovando modi di esprimersi senza attaccare né subire, ma cercando equilibrio. Ho capito che c’è differenza tra violenza e conflitto, tra aggressività e violenza e che bisogna lavorare sui modi in cui si sta nel conflitto. Per cui ritengo siano interessanti le pratiche nonviolente, quelle di gentilezza relazionale e di mitezza. Che non sono un modo di rinunciare al conflitto, ma di viverlo in forme ancorate alla ricerca di mediazione dei significati e costruzione di ponti. Ragionare sui conflitti mi porta anche a riflettere sulle dimensioni del potere. Oggi direi che il conflitto è stimolante.”

Foto di Antoni Shkraba da Pexels: https://www.pexels.com/it-it/foto/abito-completo-mani-donna-6632532/

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