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Domande alla redazione:  cosa fai tu ogni giorno per contribuire alla pace?

21 Settembre 2026
Domande alla redazione:  cosa fai tu ogni giorno per contribuire alla pace?

Rossano: Cerco di essere una persona migliore, più tollerante, accogliente e paziente. Prego, medito e sto in silenzio. Leggo gli scritti e le vite dei saggi e le maestre della saggezza e della nonviolenza e scrivo un diario giornaliero. Cerco di fare le cose che mi fanno stare bene e tengo lontane le persone che mi portano energia negativa. Resto aperto ad accogliere quello che mi accade ed esprimo gratitudine per quello che ho. Respiro e provo a connettermi con la Natura, la Vita e l’Universo.

Christian: Mi impegno per rendere visibili le crisi umanitarie, attraverso articoli, approfondimenti e rilancio di informazioni. Cerco di mettere in relazione temi come l’europeismo, la difesa dei palestinesi e il sostegno concreto ai popoli sofferenti, per costruire una comunità giusta, solidale e responsabile.

Viola: Non credo di fare qualcosa di straordinario, e forse è proprio questo il punto. Per me la pace si costruisce soprattutto nelle piccole cose, nel modo in cui scelgo di rapportarmi agli altri ogni giorno. Cerco di ascoltare le persone, anche quando non sono d’accordo con quello che dicono, e di non partire dal presupposto che il mio punto di vista sia l’unico possibile. Quando nasce un conflitto, provo a parlarne invece di lasciare che il risentimento prenda il sopravvento. A volte significa semplicemente fare un passo indietro, altre volte chiedere scusa o cercare di capire perché una persona ha reagito in un certo modo.

Cerco anche di prestare attenzione alle parole che uso, soprattutto quando parlo di persone che non conosco o che hanno esperienze molto diverse dalla mia. Penso che sia facile trasformare qualcuno in un “altro” quando non conosciamo la sua storia. Conoscere, ascoltare e confrontarsi, invece, aiuta a vedere la persona prima delle differenze.

Anche il mio impegno nel sociale nasce da questa idea: credo che non sia sufficiente indignarsi davanti alle ingiustizie, ma che ognuno possa provare a fare concretamente qualcosa, anche mettendo a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità.

Per me la pace non è qualcosa che si costruisce soltanto quando scoppia una guerra. Si costruisce anche quando scegliamo di non alimentare un litigio, quando ascoltiamo invece di giudicare, quando aiutiamo qualcuno senza aspettarci nulla in cambio. Sono gesti piccoli, spesso quasi invisibili, ma penso che sia proprio da questi che possa partire un cambiamento più grande.

Fabrizio: Cerco di umanizzare le persone, non vedendole come folla sulla metropolitana, ma considerandole nella loro individualità. Cerco di guardare davanti me non il bengalese, il cinese, l’impiegato, ma una persona oltre le mie categorie spontanee. E so che tutti hanno dignità, che sono come me,, hanno gli stessi miei bisogni di riconoscimento, i miei stessi tratti di umanità, i miei diritti e doveri. E poi leggo le testimonianze e le storie che raccontano tutte le volte in cui nel mondo sono state disumanizzate e poi torturate e poi uccise persone, ritenute sottouomini e sottodonne, funzioni, numeri. E provo a fare memoria e a ripetermi “Mai più!”

Elisabetta: Mi piace pensare che, se esco di casa con la serenità nello sguardo e la calma nel cuore, le persone che incrocio possano scorgerne il seme e scegliere se raccoglierlo. 

Costruisco la pace soffermandomi a guardare negli occhi chi incontro: il cassiere, la persona in fila dietro di me, i miei familiari, gli amici. Provo a gestire i conflitti con le persone a cui tengo di più, facendo qualche passo indietro davanti alla rabbia e cercando di mettere ordine nei pensieri e nelle parole prima di parlare.

La mia pace è guardare un film in sala invece che sul divano di casa, andare a prendere un libro in biblioteca, passare al mercato, andare a trovare mia nonna ogni settimana e stare con lei sul balcone a guardare fuori. È tornare a casa dopo una giornata faticosa, condividere con gli altri un modo diverso di guardare una storia o un fatto, convincermi che ognuno ha la libertà di essere diverso.

Forse costruire la pace significa proprio questo: scegliere ogni giorno piccoli gesti che, senza fare rumore, lasciano un seme. E poi avere fiducia che qualcuno, prima o poi, possa raccoglierlo.

Anna: Ogni giorno provo a fare la mia parte in modo semplice: ascolto, condivido e mi rendo utile. Quando serve sono un orecchio a disposizione del prossimo, ma anche una mano in più, perché il lavoro di squadra rende tutto più facile. Nei momenti di urgenza, poi, agisco subito senza perdermi nei dettagli.

Il mio motto di vita è “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”: cerco quindi di offrire agli altri proprio ciò di cui io stesso ho spesso bisogno.

Potrei fare di più? Probabilmente sì, ma la vita è proprio questo: un percorso per crescere e migliorarsi, per se stessi ma anche per gli altri.

Giulia: Cerco di costruire la pace nel modo in cui mi pongo verso gli altri, provando ad approcciarmi alle persone senza giudizio e con il cuore aperto. La costruisco attraverso la cura e l’ascolto delle persone a cui voglio bene, prestando attenzione ai dettagli, ricordando le piccole cose e cercando di far sentire chi ho accanto visto, ascoltato e compreso. Mi piace l’idea di poter essere un posto sicuro per gli altri, di essere parte di una rete che sa sostenere quando tutto intorno sembra crollare. Costruisco la pace anche attraverso il mio lavoro, cercando di raccontare e dare voce a una realtà che si impegna ogni giorno proprio in questa direzione. E la costruisco attraverso la scrittura e attraverso il lavoro sociale: modi diversi, ma per me profondamente legati, di prendermi cura degli altri. 

La Redazione

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